02/02/2016
Autore: Paolo Borrelli
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Brevi note sull'opposizione a precetto (615 c.p.c.) e sull'efficacia di titolo esecutivo dell'accordo di separazione, in particolare in caso di successivo divorzio


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La giurisprudenza è pressoché conforme nel ritenere che non può essere esperito il rimedio della opposizione a precetto nell'ipotesi in cui sono di fatto mutati i presupposti delle condizioni e degli accordi raggiunti con la separazione quali, in particolare, quelle relative al mantenimento in favore dei figli, per il raggiungimento della maggiore età di questi ed il contestuale versamento nelle loro mani della somma prevista dalla sentenza.

Le modifiche sopravvenute delle condizioni di separazioni sono legittime solo se effettuate con lo strumento processuale di cui all'art. 710 c.p.c.

Salvo il caso in cui, con la sentenza di divorzio, si sia inteso modificare le condizioni di separazione, ed in particolare gli accordi economici.

Nel caso in cui, la sentenza di divorzio, precisa che  tra le parti sono stati raggiunti accordi privati in ordine agli aspetti economici, le clausole contenute nell’accordo di separazione, a parere di chi scrive perdono efficacia di titolo esecutivo.

Interessante la pronuncia della Corte d'Appello Milano, Sezione 3 civile:
La Suprema Corte, nella sentenza n. 13872/2001 ha chiarito il rapporto fra le modifiche sopravvenute alle condizioni di separazione ed il giudizio di opposizione al precetto od all'esecuzione, affermando in un'ipotesi del tutto analoga "l'obbligo di mantenimento dei figli, previsto in via generale dall'art. 147 c.c., trova la sua disciplina in caso di separazione giudiziale nell'art. 155 c.c. ed il relativo verbale omologato. In entrambe le ipotesi viene a costituirsi un rapporto obbligatorio fra il soggetto che ha il diritto di percepire l'assegno di mantenimento peri figli e colui cui è stato imposto l'obbligo di versarlo, rapporto che perdura, nonostante si siano creati i presupposti per la modificazione del suo contenuto o per la sua soppressione, finché non sopraggiunga una nuova pronuncia del giudice, il cui intervento, previsto dall'art. 155 ultimo comma c.c., è regolato processualmente dall'art. 710 c.p.c. il quale costituisce in definitiva l'unico mezzo a disposizione di entrambe le parti per far valere i mutati presupposti. Alla luce dei principi sopra esposti infatti, un tale prospettato mutamento, non incidendo sulla validità o sull'efficacia del titolo esecutivo ma evidenziando più semplicemente un'evoluzione della situazione, verificabile solo in sede di cognizione, non avrebbe potuto essere dedotto e rilevato con il procedimento di opposizione al precetto (art. 615 c.p.c.), ma con l'apposito strumento processuale disciplinato dal richiamato art. 710 c.p.c... Pertanto, non solo nel giudizio in esame di opposizione a precetto non era consentito in ogni caso escludere l 'efficacia del titolo esecutivo per fatti sopravvenuti alla sua formazione, esterni allo stesso e tutti da verificare eventualmente nella sede competente..." Il principio è stato successivamente confermato da ulteriori pronunce che hanno così statuito "il raggiungimento della maggiore età del figlio minore non può determinare, nel coniuge separato o divorziato, tenuto a contribuire al suo mantenimento, il diritto a procedere unilateralmente alla riduzione od eliminazione del contributo o a far valere tale condizione in sede di opposizione all'esecuzione, essendo necessario, a tal fine, procedere all'instaurazione di un giudizio volto alla modifica delle condizioni di separazione o divorzio" (Cass civ., n. 13184/11), ed ancora "con l'opposizione al precetto relativo a crediti maturati per il mancato pagamento suo titolo nella relativa sentenza ovvero, nell'ipotesi di separazione consensuale, nel dell'assegno di mantenimento, determinato a favore del figlio in sede di separazione, possono essere dedotte soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo e non anche fatti sopravvenuti, da farsi valere col procedimento di modifica delle delle condizioni della separazione di cui all'art. 710 cod. proc. civ" (Cass. civ., ord. n. 20303/2014). (I.S.).

In ordine alla compensazione delle somme già pagate vedi Tribunale di Palermo, Sentenza 20 marzo 2013, n. 1216:
La compensazione, quale fatto estintivo dell'obbligazione, può essere dedotta come motivo di opposizione al precetto avente fondamento su un titolo esecutivo giudiziale passato in giudicato, nella sola ipotesi in cui il credito fatto valere sia successivo alla formazione del titolo. In caso contrario, invero, la compensazione resta preclusa dalla cosa giudicata, che impedisce la proposizione di fatti estintivi o impeditivi ad essa contrari. Quanto ai titoli giudiziali non ancora passati in giudicato, quale nella specie il provvedimento presidenziale reso ex art. 708 c.p.c., il pagamento deve essere fatto valere nel relativo giudizio di cognizione, con la conseguenza che in difetto la proposta eccezione di compensazione non può essere utilmente considerata ai fini dell'accoglimento dell'opposizione.

Ulteriormente, sul tema, è interessante la seguente pronuncia, Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 30 aprile 1992, n. 5221:
La legittimazione a procedere "in executivis" deve essere riguardata con riferimento alla titolarita` ed attualita` di un diritto non gia` astrattamente previsto o configurabile nell`ordinamento, ma sancito nel titolo posto a base dell`esecuzione nella sua conformazione soggettiva ed oggettiva; pertanto detta legittimazione deve essere esclusa quando il diritto sia stato riconosciuto ed attribuito ad un soggetto diverso da quello che intende farlo valere (nella specie e` stata negata al coniuge separato la legittimazione ad agire esecutivamente nei confronti dell`altro coniuge per il pagamento di assegni di mantenimento che quest`ultimo, nel verbale di separazione consensuale, si era obbligato a corrispondere direttamente alle figlie maggiorenni).

Una interessante soluzione potrebbe essere quella di deferire alla controparte giuramento decisorio (per accertare i fatti oggettivi contrari) con tutti i rischi connessi a tale soluzione.

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